Scrittura creativa: racconti di integrazione per sconfiggere il razzismo

Pubblicato: 12 luglio 2018 in Senza categoria

 

Fatima e Nina

Da una settimana Fatima sedeva da sola perché nessuno, da quando era stata inserita in quella classe, le aveva rivolto la parola. Non parlava ancora bene l’italiano, ma aveva capito dagli sguardi, che le venivano rivolti, che per lei sarebbe stata dura. Tornò a casa , fece i compiti e andò a letto presto. Il giorno dopo Fatima si svegliò nella sua cameretta dove c’era spazio solo per un comodino. I vestiti si trovavano in grandi ceste di vimini che erano sfilacciate ai bordi. Le poche cose che possedeva erano in borsette appese sulle pareti attraverso dei lunghi chiodi arrugginiti, le pareti avevano un colore smorto e triste e sul tetto c’erano delle grandi macchie di muffa. La ragazzina si lavò la faccia in bagno e si  vestì con una magliettina di cotone verde oliva e dei pantaloni neri, le scarpe erano nere e rovinate alle suole. Andò in cucina e si sedette a tavola con la mamma che le aveva preparato pane e marmellata.

“Sei un po’ giù, figliola?”, chiese la mamma.  Fatima disse:”Le cose a scuola non vanno al meglio, vorrei che tutti mi accettassero e che qualcuno parlasse con me”.”Non ti preoccupare, andrà meglio con il tempo”, cercò di consolarla la madre. Fatima uscì di casa e si incamminò per un sentiero di campagna, cercava di alzare il più possibile il colletto del cappotto per non lasciare entrare il vento gelido che soffiava quella mattina per le parti di Bologna. Fatima doveva camminare molto per arrivare a scuola e quando finalmente vi giunse aveva i piedi indolenziti. Entrò in classe e si sedette al suo posto, molti compagni la ignorarono mentre altri le gettavano occhiatacce feroci. In quel momento entrò la ragazza più popolare della scuola, Fatima la invidiava molto, lei era perfetta, aveva i lineamenti  delicati, il viso rotondo il che le dava un’espressione dolce, che però sprigionava anche decisione e tenacia. Il naso perfetto all’insù, la pelle era liscia, candida e il trucco sarebbe stato di troppo poiché avrebbe rovinato la sua stupenda pelle, gli occhi erano freddi e azzurri, quando puntava gli occhi su di te sembrava di sprofondare in un mare gelido d’inverno. Le ciglia erano  lunghe e scure mentre le sopracciglia ad arco e abbastanza fini, i capelli biondi a caschetto erano sempre perfetti come li avesse scolpiti un artista di livello eccellente.

La ragazza si chiamava Nina e indossava una gonna nera che arrivava fino alle ginocchia, la camicia verde smeraldo dai bottoni di madreperla e con una scollatura a V era infilata nella gonna, indossava un pendente a testa di lupo di ottima fattura in argento i cui occhi erano due grandi smeraldi lucenti, gli orecchini a forma di foglia d’acero erano di giada. Fatima invece era bassa, grassoccia, aveva la pelle scura, i capelli lunghi e castani, gli occhi grandi nocciola mentre il naso era abbastanza dritto e piccolo con un leggerissima gobbetta ( in realtà Fatima tendeva ad imbruttirsi un poco ). I tacchi alti  a spillo di Nina risuonavano nella classe ormai in silenzio, come tutti i giorni. Proprio in quel momento Fatima starnutì e tutti si girarono verso di lei con la faccia indignata, come se avesse violato il silenzio di un momento sacro interrotto solamente dal rimbombo dei passi . Nina la guardò con uno sguardo agghiacciante e si sedette dietro il suo banco, all’improvviso mentre tutti gli altri già avevano ripreso a chiacchierare Nina con un movimento fulmineo iniziò a tirare i capelli di Fatima con una presa ferrea, Fatima stava quasi piangendo tanto le faceva male. Nina le sussurrò all’orecchio:”Non osare più intralciarmi, sei solo una sporca immigrata!”. A Fatima luccicavano gli occhi, si alzò e scappò in bagno a piangere, quando tornò il supplente, che non si era accorto di nulla, a malapena la fece entrare. Finita la scuola, Fatima velocemente si mise a correre, ma udì dei tacchi che facevano rumore sull’asfalto del marciapiede, come se qualcuno la stesse inseguendo. Fatima si girò di scatto e urlò:”Lasciami in pace!”. Poi vide che dinanzi a lei Nina ansimava per la fatica-”Scusami moltissimo per quello che ho fatto in classe, mi dispiace molto”, disse Nina, Fatima pensò che Nina sembrava veramente dispiaciuta e in quel momento a Fatima volò via il cappello di lana, Nida allora senza esitare le porse il suo cappello di cachemire beige e anche la sua sciarpa del medesimo materiale e colore, Fatima rimase molto sorpresa e Nina sembrava imbarazzata, tanto che le sue guance rosee si erano arrossate un po’. Una mercedes nera si piazzò davanti alle ragazze, il finestrino oscurato si aprì e un uomo di mezza età in giacca e cravatta gridò:” Ninaaa! Immediatamente in macchina!”, Nina sobbalzò e si affrettò ad entrare in macchina, Fatima vide che quell’uomo le diede uno schiaffo e le disse qualcosa, dopo di ciò la macchina si mise in moto e sfrecciò via.

Quella sera Fatima era molto confusa: “Perché Nina era stata così cattiva e poi si era scusata e le aveva persino regalato il suo cappello e la sua sciarpa?” Fatima quella sera pensò a come giocava con i suoi compagni in Egitto e con l’amaro senso di nostalgia si addormentò. Fatima si vide in un bosco e capì che stava sognando, per un po’ camminò senza meta e improvvisamente da un sentiero laterale apparve Nina correndo, cadde ai suoi  piedi  singhiozzando, cercava di dire qualcosa:”Aiutami, aiutami! Mio padre… In quel momento Fatima si svegliò e si ritrovò nel suo lettino, guardò la sveglia sul comodino e sobbalzò, era tardissimo! Fatima si affrettò a prepararsi e non fece in tempo neanche per la colazione, arrivò a scuola con cinque minuti di ritardo e il professore la fece entrare sebbene con riluttanza. A seconda ora gli chiese di andare in bagno. In bagno incontrò tre ragazze della sua classe:Vittoria, Bea e Tiffany. La guardavano con sguardo minaccioso, la accerchiarono e iniziarono a spingerla con forza, ridendo fragorosamente. Fatima cadde a terra e le ragazze allora senza pietà iniziarono a colpirla con dei calci che toglievano il fiato. In quel momento in bagno entrò Nina che gridò:” Fermatevi!”. Le ragazze la guardarono perplesse e uscirono dal bagno, Nina aiutò Fatima ad alzarsi e l’abbracciò. Fatima ricambiò, Nina disse inaspettatamente:”Mio padre mi picchia”. Fatima la strinse ancora più forte e disse:”Ti aiuterò, faremo di tutto insieme”. Le due ragazze si guardarono negli occhi e Fatima rassicurò Nina con un occhiolino.

E così iniziò la splendida amicizia di Fatima e Nina.

Leonard Bruhl, 3A

 

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