Salvatore Spagnolo: storia di un soldato morto nella Grande guerra e della sua vedova, “sepolta viva”

Pubblicato: 10 gennaio 2019 in Senza categoria

Cari lettori del nostro blog, abbiamo scelto di iniziare il 2019 con una storia che vogliamo dedicare a quanti oggi, dimentichi della lezione del passato, hanno rispolverato parole come nazionalismo e sovranismo. Ci auguriamo che nessun uomo e nessuna donna siano colpiti dal lutto della guerra e che nessuno riceva più lettere  in cui si dica che ”il sangue dei prodi caduti per la patria non è mai sparso invano”.

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Il mio trisavolo, Salvatore Spagnolo, nato a Lentini il 4 novembre 1877, morì 100 anni fa nel lontano 22 agosto 1918. Bastavano ancora 50 giorni e sarebbe potuto tornare a casa vivo e vegeto dalla moglie e dai figli. Del suo corpo sono stati ritrovati solo alcuni resti, che sono sepolti a S.Pietro Novelli,Treviso.

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Egli è ricordato nell’albo d’oro dei caduti della 1^ Guerra Mondiale e il 18 Aprile 1918 fu insignito del distintivo per le fatiche di guerra. La famiglia fu informata, in risposta a una loro precedente richiesta di informazioni , dal comando zona di guerra, con una lettera dove sono scritte le seguenti parole: “Ho l’onore di dare le seguenti notizie che la S V mi ha richiesto con lettera del 25 corrente mese . Il soldato Spagnolo Salvatore morì mentre compiva il suo dovere, la mattina del 22 alle ore una circa, essendo adibito assieme a tutto il battaglione alla sistemazione di lavori  di difesa sul Piave.                    Un’improvvisa raffica di artiglieria nemica colpiva in pieno suo cognato ed altri 2 militari suoi compagni di lavoro. Il cadavere fu immediatamente trasportato a S.Pietro Novelli (TREVISO) ed ivi sepolto con gli onori militari dovuti: fra il rimpianto degli amici e la commozione di tutti, perché tutti riconoscevano in lui le buone qualità di soldato e di cittadino. Gli oggetti di corredo (portafoglio) ed una piccola somma di denaro che gli apparteneva fu inviata al distretto militare di Piacenza, il quale penserà per il recapito agli eredi. Non si disperi la famiglia, ma orgogliosa sia di lui, perché il sangue dei prodi caduti per la patria non è mai sparso invano . Possano queste mie parole essere di conforto alla moglie, ai figlioletti, ai parenti che lo ebbero caro e ispirandosi nel nome e nella memoria di lui, tutti trovino sollievo a tanto dolore. Porgo alla desolata famiglia le mie più sincere condoglianze.”

Insieme alla lettera fu inviato il portafoglio, ancora insanguinato, di Salvatore, con all’interno una piccola somma di denaro.

Come tradizione dell’epoca, le donne vicine di quartiere e i parenti si recarono a casa della moglie del defunto, coprirono tutti gli specchi con veli, tagliarono i capelli alla moglie e la fecero vestire di nero, perché da quel momento, entrando in lutto, doveva scomparire qualsiasi forma di vanità femminile.

 Da allora, dato il carattere molto riservato della moglie, visse come in clausura, non uscendo più di casa e accogliendo parenti e vicini solo nella propria casa.

                                                                                                                  Alessandro Di Mauro 3A

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